Carsismo

Carsismo

Il fenomeno morfologico del carsismo, caratteristico dell’intera area montana della valle, è costituito da una fitta rete di fratture di natura tettonica che hanno provocato l’infiltrazione delle acque superficiali e si esprime attraverso svariate forme epigee e ipogee, come cavità, inghiottitoi, doline isolate o raggruppate lungo i versanti.
Il principale bacino carsico è quello di Campo Soriano, ubicato tra monte Romano e monte Cavallo Bianco, ricadente nei comuni di Sonnino e di Terracina. Esso si estende per 974 ettari con orientamento NW-SE, ed è formato da un fitto reticolo di erosione che ha portato all’isolamento di una serie di blocchi, divisi tra loro da stretti corridoi costituiti da terre rosse.
Per la sua unicità paesaggistica e geomorfologica, l’area è stata dichiarata nel 1985 Monumento naturale e rientra nelle pratiche di tutela e valorizzazione del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi.
Le caratteristiche rocce di Campo Soriano dominano l’altopiano carsico degli Ausoni con le loro pareti verticali che si elevano verso il cielo dal suolo rossastro, frutto dell’erosione della roccia calcarea da parte delle acque meteoriche. La guglia (hum nel lessico geologico) più rilevante è denominata “la Cattedrale”, alta circa 15 metri e ubicata tra doline, inghiottitoi per le acque, campi carreggiati e immersa in piante d’alloro, leccio, pungitopo e orniello. L’area circostante presenta una ricchezza di biodiversità straordinaria, con circa 1500 specie floristiche differenti, vasti boschi di lecci, cerri, roverelle e pregiate sugherete (CASTO, ZARLENGA 2005).
Nel territorio di Campo Soriano non è raro imbattersi in caratteristiche forme di carsismo, completamente isolate in guisa di pinnacoli e di guglie, che emergono dal suolo con creste dentellate o poggiate su altre forme. Sono presenti anche numerose doline di forme e profondità differenti e con poca acqua sul loro fondo. Tra queste si distinguono il Pozzo del Camino (28 metri di profondità), il Pozzo della Frattura (25 metri di profondità), il Pozzo di San Domenico, oltre a quello di Campo Soriano, entrambi profondi 12 metri.
Anche la voragine del Catauso, il cui toponimo, di origine greco-latina, rimanda alle caratteristiche morfologiche della formazione carsica e significa imboccatura, apertura, entrata, foro, posta in località Lagone, nel territorio di Sonnino nei pressi del monte Tavanese, è una caratteristica formazione carsica. Si tratta di un enorme inghiottitoio profondo circa 130 metri e formato da sette pozzi, collegati tra loro da brevi gallerie. Il Catauso viene rappresentato nella cartografia storica fin dalla carta di Gaetano Astolfi del 1785. Le prime esplorazioni speleologiche sono state compiute nel 1928 e nel 1931, ma solo con la spedizione del 1956 una squadra di esperti speleologi riuscì a raggiungerne il fondo.
Nei pressi di Maenza è situata la Grotta della Fontana Le Mole, considerata una delle grotte più importanti dei monti Lepini. Nel territorio della vicina Roccagorga sono state identificate altre grotte, tra cui l’Oso di Pozzo nuovo, che raggiunge una profondità di 91 metri.
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LE SORGENTI
Dal punto di vista idrogeologico, le aree calcaree della Valle rappresentano imponenti collettori di grandi quantità di acqua, che in parte rimangono immagazzinate in profondità e in parte riemergono dal suolo sotto forma di risorgive, nei pressi delle quali si concentrano gli insediamenti umani.
Diverse sono le polle d’acqua isolate caratterizzate da una portata d’acqua debole. Tra queste, la Fontana degli Schiavoni, nota per un fenomeno di intermittenza delle acque che si verifica nei mesi estivi diverse volte durante giornata.
Tutte le sorgenti della valle dipendono dall’alta permeabilità dei calcari, che permette un rapido assorbimento dell’acqua piovana sopra tutta l’ampia superficie montuosa e un suo immagazzinamento nelle innumerevoli fenditure solcanti la parete rocciosa.
Si nota come la temperatura delle acque diminuisce con l’altitudine mentre le portate risultano molto mutevoli (soggette a frequenti intorbidamenti per effetto di fenomeni carsici). La variabilità stagionale delle portate si caratterizza per un minimo valore in autunno (nei mesi di settembre e ottobre), e un massimo valore durante la stagione invernale.
Le sorgenti della Valle caratterizzate da una variabilità media e con saltuari fenomeni di emanazione gassosa possono essere classificate tra le sorgenti di affioramento.
Le sorgenti si trovano tutte a un’altezza media di 100 metri s.l.m., a differenza di altre sorgive ubicate nella pianura pontina e nel bacino di Fondi che sgorgano a un’altezza che oscilla tra 0 metri fino a un massimo di 20 metri s.l.m. La notevole altitudine alla quale si trovano fa presupporre che nel periodo Cretacico si sia verificato un importante scorrimento dei calcari, di natura permeabile, dei monti Ausoni e Lepini sopra gli strati argillosi-arenacei, di natura poco permeabili, del Miocene. Un evento simile a quello verificatosi nella valle Latina. Le argille mioceniche dell’era cenozoica si trovano infatti sotto le più antiche rocce cretacee dell’era mesozoica e non viceversa come dovrebbe essere.
In seguito a costanti e incessanti precipitazioni e alla presenza della terra rossa tipica delle zone carsiche (caratteristico residuo argilloso dovuto all’alterazione del calcare per l’influenza degli agenti atmosferici), le acque delle sorgenti spesso si colorano di rosso; un effetto che scompare dopo circa 24 ore per lasciare il posto a un altro tipo di intorbidimento delle acque, che assumono per diversi giorni un colore opalescente derivato dal limo calcareo in sospensione.
La presenza di proprietà terapeutiche nelle sorgenti dell’alta valle dell’Amaseno è nota fin dalla fine del XIX secolo. Lo storico Giuseppe Tomassetti afferma che «a circa un chilometro di distanza dal Paese sorgono sette sorgenti, quasi in fila, di acque non perfettamente uguali tra di loro ognuna, però, di composizione costante, diuretiche, le quali analizzate dai Professori e Dottori Antonio Baccelli, Francesco Ratti e Popolla, chimici della Università di Roma, sono state giudicate se non superiori, certo tali da sostenere il confronto con quelle di Anticoli e di Fiuggi e perciò utilissime nella cura delle malattie dello stomaco, degli intestini e delle vie urinarie» (TOMASSETTI, 1899, pp. 9-10).

Donne del paese mentre lavano la biancheria alla Fontana Grande. Gentile concessione di Fabio Marzi, 1970
Le sorgenti più copiose si trovano tutte sulla sinistra idrografica del fiume e affiorano dal versante occidentale dei monti Ausoni, mentre sulla destra idrografica vi sono solo piccole sorgenti che scaturiscono generalmente dai terreni vulcanici. Queste sono ubicate sotto l’abitato di Villa Santo Stefano in contrada San Giovanni nei pressi di Giuliano di Roma. Nel territorio di Prossedi a poca distanza dal fiume Amaseno sono situate due sorgive, quella della Vrolica e quella del Prato. Numerose altre si trovano nel territorio di Maenza, più precisamente nella valle del fosso di Maenza, e fra queste quali si ricordano la Canna, l’Acqua Mora, l’Acqua del Fico, Pisciarello, la Fontana e la Vasca Vecchia.
LA GROTTA DEGLI AUSI
La Grotta degli Ausi (o degli Ousi) è una cavità da cui esce un torrente perenne che percorre circa 1 km di gallerie all’interno una piccola collina, il Colle Fornaro. Si trova nelle zone di campagna ai confini tra i comuni di Prossedi e Villa Santo Stefano, delimitata sulla sinistra dal fiume Amaseno.
Nonostante i casi stagionali di abbassamento del flusso idrico, questo è sempre costante.
La zona iniziale della grotta è larga all’incirca 2 metri ed alta quasi 8. Pochi metri dopo l’interno della grotta si aprono due diramazioni, una verso sinistra e l’altra verso destra: in quest’ultima parte si trova un ramo percorso dall’acqua, lungo circa 500 metri, che sostiene la cascata ed un piccolo lago.
All’inizio del ramo di destra si apre una galleria larga 2 metri ed alta il doppio con pareti ricoperte da stalattiti con la punta arrotondata erose dall’acqua.
Nella parte più inoltrata del ramo l’altezza della grotta si dimezza, arrivando a circa 2 metri, con il soffitto ricco di depositi minerali ed il fondo abbastanza pianeggiante. Proseguendo all’interno del ramo si arriva ad una cascata che alimenta un piccolo lago dal quale si origina il torrente, che è un affluente del fiume Amaseno.
L’acqua proviene da una fenditura forse alimentata dagli inghiottitoi presenti nel ramo sinistro della grotta.
Oltre il laghetto ci sono due gallerie non praticabili perché chiuse da una frana.

Credits: Foto di Maria Vittoria De Marchis, Sonnino.info, Paolo Sellari

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