Geologia

Geologia

OROGRAFIA
L’area della valle dell’Amaseno è delimitata dal sistema subappeninico laziale[1] dei monti Lepini[2] e Ausoni[3].
Il sistema orografico è caratterizzato da enormi blocchi monoclinali di strati calcarei riconducibili all’Età Mesozoica intervallati da una serie di faglie.
L’analisi stratigrafica evidenzia una diffusa presenza di rocce carbonatiche, affiancate da calcari dolomitici e dolomie, sia in strati che in robusti banchi. Il complesso di sedimenti che formano i massicci sono databili all’intervallo Giurassico medio – Paleocene.
I terreni più antichi, risalenti al Triassico Superiore, sono affiancati da strati calcarei e dolomitici del periodo Giurassico e Cretacico, al quale è ascrivibile complessivamente tutta la catena dei Lepini, con la presenza di calcari stratificati di colore bianco e nocciola.
La serie più recente è composta da sabbie rosse e argille, da terrazzi fluviali (situati tra Roccagorga e Prossedi) da terre rosse e da tufi rimaneggiati, che ricoprono i diversi pianori interni. Il territorio compreso tra i complessi carbonatici dei monti Lepini e degli Ausoni è caratterizzato da terreni argillosi e argillo-torbosi.
I due versanti che delimitano longitudinalmente la catena dei monti Lepini presentano un aspetto decisamente differente, mentre il versante nord orientale, che si affaccia sulla valle del Sacco, è caratterizzato da terreni acclivi che con un salto ininterrotto di circa mille metri raggiungono le quote di fondovalle. Il versante sud occidentale, invece, è connotato da una morfologia più dolce che si raccorda alla pianura pontina con salti morfologici meno imponenti di quelli del versante opposto.
L’EVOLUZIONE GEOLOGICA
La successione di rocce calcaree e dolomitiche dei monti Lepini e dei monti Ausoni si sono depositate durante il periodo Giurassico medio e il Cretacico (da 180 milioni di anni fa a 66 milioni di anni fa) in un ambiente di piattaforma subsidente, impostatasi su un substrato dolomitico del Lias (databile 210 milioni di anni fa) nell’antico Oceano della Tetide, lungo i bordi del continente africano. Al termine della fase di sedimentazione carbonatica, avvenuta nel Cretacico superiore, prese avvio un lungo periodo di emersione che si protrasse lungo tutta l’età del Paleogene e per parte del Miocene (da 66 milioni di anni fa a 15 milioni di anni fa), durante il quale l’azione degli agenti atmosferici provocò lo smembramento di rilevanti porzioni della piattaforma subsidente.

Carta geologica. Caratteristiche orografiche, scala 1:100.000. Fonte dei dati Geoportale Nazionale, 2017. Elaborazione Sara Carallo
L’inizio del processo orogenetico, portò durante il Miocene alla creazione della catena alpino-appenninica e al frazionamento della piattaforma carbonatica in grandi frammenti separati tra loro da profondi solchi vallivi. I complessi montuosi dei Lepini-Ausoni furono isolati da tre depressioni principali: la Valle Latina, a nord est; il solco pontino a nord ovest; e la valle del fiume Amaseno, area di raccordo tra le due valli. In seguito, nei terreni, cominciò gradualmente la deposizione di una serie di sedimenti diversi tra loro: flysh argilloso arenacei, caratterizzati da sedimenti depositatisi in ambiente marino e provenienti dallo smantellamento degli antichi rilievi continentali sull’oceano della Tetide; sedimenti trascinati dal processo orogenico, provenienti dalla Toscana e dalla Liguria, depositi di argille varicolori provenienti dall’alto Tirreno che in seguito si riversarono anche nella valle Latina.
Con l’inizio dell’imponente corrugamento della dorsale, a seguito di un marcato movimento traslativo verso oriente, i frammenti della piattaforma corrispondenti ai futuri Lepini-Ausoni cominciarono quindi a sovrapporsi ai sedimenti argillosi e a provocare la parziale chiusura del solco dell’Amaseno.
Alla fine della spinta orogenetica del Plio-Pleistocene (da 5 milioni di anni fa a 100.000 anni fa) cominciò una fase di “rilassamento” della struttura, orientata verso ovest, con la formazione di una morfologia a gradoni discendenti verso la pianura pontina e la valle dell’Amaseno. Questa fase vide l’apertura di nuovi profondi solchi paralleli alla linea di costa attuale, che raggiunsero il mantello, innescando fenomeni di risalita magmatica e la conseguente formazione di sistemi vulcanici tirrenici. I fenomeni di vulcanismo recente hanno influenzato anche la formazione dell’idrografia.
Nell’area della Valle sono da menzionare i piccoli complessi sedimentari costituiti da foiditi, tefriti e tefriti fonolitiche potassiche (lave, piroclastiti, ignimbriti) di San Giuliano di Roma e di Villa Santo Stefano, strettamente connessi con le linee di frattura. Non meno importanti sono i depositi di materiale tufaceo e di ceneri vulcaniche, provenienti dalle eruzioni quaternarie dei Monti Ernici e dai vulcani laziali, della Campania e delle isole pontine. Queste vaste distese tufacee, depositatesi inizialmente sugli altipiani e in seguito rimaneggiate e trasportate dalle acque nei solchi vallivi, hanno fortemente influito sull’idrografia locale, creando terreni poco permeabili e impervi, che ricoprono la permeabile superfice calcarea.
Carta geologica, scala 1:100.000. Fonte dei dati Geoportale Nazionale, 2017. Elaborazione Sara Carallo
Il progressivo deflusso delle acque venne ostruito all’altezza di Fossanova da una duna sabbiosa eolica rossastra di addossamento al rilievo carbonatico e invasa da diversi bacini lacustri. Nella depressione tra Giuliano di Roma e Amaseno è possibile ancora individuare alcuni sedimenti provenienti da un antico ed esteso bacino lacustre, in gran parte eroso.
Il fondovalle del medio e alto bacino dell’Amaseno, fino alla isoipsa cento metri, risulta coperto da una coltre di depositi alluvionali terrazzati, antichi e recenti (unità neogenico-quaternarie), che poggiano su un substrato di argille caotiche mioceniche, in cui gli affioramenti superficiali possono essere identificati solo alla testata della valle. Possono essere rintracciati nel Fosso di Giuliano, lungo il percorso della strada statale 156, e nel Fosso del Monte Acuto, nei pressi di Prossedi.
Le numerose depressioni tettonico-carsiche, rintracciabili a diverse quote, sono caratterizzate dalla presenza di depositi detritici recenti e generati dall’alterazione dei carbonati e delle vulcaniti, in particolar modo sul lato destro della Valle.
L’area circondata dai centri storici di Prossedi, Maenza e Roccagorga è caratterizzata dalla presenza di suoli di notevole spessore, dovuti alla commistione di epivulcaniti, prodotti vulcanici fluitati anche da distanze rilevanti e depositatisi successivamente nel fondovalle, terre rosse provenienti dalla dissoluzione dei calcari e brecce e ghiaie calcaree scaturenti dal frazionamento dei rilievi carbonatici e fluitate dall’azione delle acque di scorrimento all’interno delle incisioni, in particolar modo lungo i solchi del fosso di monte Acuto, del Vallone di Carpineto e dell’altipiano compreso tra Roccagorga e Sezze.
L’erosione eolica ha avuto un ruolo preponderante nella formazione delle dune litoranee e sublitoranee, di cui ancora oggi possiamo trovare tracce consistenti nel Bosco del Polverino, nei pressi di Priverno; mentre nel bacino orientale dell’Amaseno in seguito all’intensa attività vulcanica di tipo esplosivo, si è creata una vasta zona lacustre, che ha provocato il deposito di livelli detritici da ghiaiosi a sabbiosi e argillosi. L’area della fascia sinistra nel fondovalle fino a una quota di 40-50 metri s.l.m. presenta, invece, coperture terrose miste, simili a quelle presenti nel bacino di Priverno, mentre sugli altopiani di Roccasecca dei Volsci è possibile individuare estese coperture di terre rosse.
 
Tracce delle sabbie rosse della duna sub litoranea nel Sito di Importanza Comunitaria (SIC) Bosco di Polverino. Fotografia di Sara Carallo, 2015
[1] Il sistema sub appennino era precedentemente denominato «monti Volsci», il cui nome è da riferirsi all’antica popolazione italica di cui Priverno fu capitale. La catena rappresenta la dorsale pre-appenninica collinare e montuosa costiera e sub-costiera che comprende il gruppo dei monti Lepini, Ausoni e Aurunci. Negli anni, il termine “Volsci” è stato sostituito dalla denominazione dei settori geografici che lo compongono, i monti Ausoni e i monti Aurunci.
[2] L’etimologia del nome Lepini deriva dal latino lapis ovvero pietra e si riferisce alla natura calcarea delle rocce che compongono il massiccio.
[3] Il nome Ausoni è riconducibile all’antica popolazione italica stanziata nella regione campana durante l’età del ferro. Il termine fu successivamente usato dai poeti romani per identificare tutti i popoli dell’Italia più antica, detta Ausonia.
Per approfondire l’evoluzione geologica della Valle vai alla sezione bibliografia!

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